“IN FERMENTO” la Georgia tra tradizione vinicola e civiltà rurale

Febbraio
24
16.00 - 18.00

“IN FERMENTO” la Georgia tra tradizione vinicola e civiltà rurale

In anteprima nazionale a Fondazione FICO:

REPORTAGE: IL GRANDE CUORE DELLA GEORGIA “IN FERMENTO”

LA SOSTENIBILITA’ FRIZZANTE DELLA TRADIZIONE, QUATTRO GIOVANI ALLA SCOPERTA DEL VINO PIU’ ANTICO DEL MONDO. MA ANCHE QUELLO PIU’ INNOVATIVO, IL ‘NETTARE’ CON CUI BRINDARE SU MARTE.

 

 

 

DOMENICA 24 FEBBRAIO ALLE 16 APRE LA MOSTRA FOTOGRAFICA A FONDAZIONE FICO: DALLE 16 ALLE 18 PER TUTTI LA DEGUSTAZIONE DI VINI “IN ANFORA” A CURA DELL’AIS, UN FILO ROSSO DI SOSTENIBILITA’ FRA EMILIA ROMAGNA E GEORGIA. GLI SCATTI DEL REPORTAGE REALIZZATO DA RICCARDO LANA CON LUCA NICOLA, VIRGINIA LOBINA E FRANCESCO CACCIONI RESTERANNO VISITABILI FINO AL 24 MARZO: FINISSAGE CON LA LEZIONE DEL GRANDE ENOLOGO ATTILIO SCIENZA, DOCENTE UNIVERSITARIO, FRA I MAGGIORI ESPERTI MONDIALI DI VITICOLTURA, AUTORE DI PROGETTI DI RICERCA NAZIONALI NEL CAMPO DELL’AGRONOMIA, DELLA FISIOLOGIA E DELLA GENETICA DELLA VITE.

BOLOGNA – Bologna – Georgia, andata e ritorno: 30 giorni per viaggiare nella terra del vino. Dall’alto dei suoi 8000 anni di tradizione enologica, la Georgia produceva vino su larga scala già nel Neolitico, e oggi, con l’agenzia di ricerca spaziale e gli scienziati della Business Technology University di Tblisi, progetta di proiettare la coltivazione dei grappoli su Marte attraverso il progetto IX Millennium. In anteprima nazionale approda a Fondazione FICO domenica 24 febbraio il reportage fotografico “In fermento. La Georgia fra tradizione vinicola e civiltà rurale”, uno straordinario percorso per immagini firmato dal photo-artista Riccardo Lana, fra i  vincitori di Oasis Photo Contest 2012 e fondatore di P-Square Photography, insieme a Luca Nicola, Virginia Lobina e Francesco Caccioni, con i quali ha dato il via al progetto Sartago, una ricerca visiva per cogliere l’intreccio di etica, estetica e sostenibilità nella produzione del cibo. Ed è appunto questo il “sapore” della mostra che si inaugura domenica 24 febbraio, alle 16, nell’area antistante alla sede della Fondazione, spazio 118 del Parco Agroalimentare FICO Eataly World: il gusto di un viaggio recentissimo – il reportage è datato infatti 2018 – attraverso la campagna georgiana e diverse regioni del Paese caucasico: Imereti, Kakheti, Samegrelo, Kvemo Kartii. Obiettivo del viaggio non era solo la documentazione della tradizione vinicola georgiana, a partire dall’incontro con i produttori locali e da uno sguardo sul contesto sociale negli ambienti rurali georgiani. Si voleva anche approfondire il valore aggiunto “innovativo” che il nostro tempo offre a una tradizione millenaria come quella della vinicoltura georgiana: analizzando le potenzialità di un sistema attraverso il quale ciascun produttore può legare un QR code alle proprie bottiglie, e garantire al consumatore finale di visualizzare, con il reportage, anche il percorso del singolo prodotto lungo la filiera produttiva. Un sistema di tracciabilità che garantisce la provenienza del vino e ne valorizza le peculiarità di produzione locale.  La mostra si articola in una decina di pannelli e resterà visitabile fino al 24 marzo tutti i giorni dalle 10 alle 23.  In occasione dell’inaugurazione, domenica 24 febbraio dalle 16 alle 18 appuntamento con la degustazione curata dall’AIS – Associazione Italiana Sommelier: un momento capace di creare un forte link fra vini del territorio Emilia Romagna e vini georgiani nel segno della tecnica dell’Anfora: in Georgia, infatti, le uve vengono fatte fermentare e affinare in grandi anfore interrate fino al collo lasciando in superficie soltanto l’imboccatura, così da poter controllare gli stadi del processo di vinificazione. Una tecnica che rinsalda il forte legame con la terra e grazie all’utilizzo della terracotta, anziché del legno, preserva dalle note fragranze vanigliate e speziate. Le anfore permettono al vino di respirare senza cedere sostanze e in questo modo si mantengono inalterate le caratteristiche del vitigno. In Emilia Romagna sono oggi una ventina i produttori che partecipano al progetto «ANsomigaFORA» nato per ripercorrere la tecnica georgiana.   La collaborazione di Fondazione FICO con AIS culminerà, domenica 24 marzo, nell’evento di “finissage” della mostra che vedrà protagonista il noto enologo Attilio Scienza, protagonista di una lezione magistrale. Docente all’Università degli Studi di Milano, Attilio Scienza è uno dei maggiori esperti mondiali di viticoltura, autore di progetti di ricerca nazionali nel campo dell’agronomia, della fisiologia e della genetica della vite.

 

PH: Riccardo Lana – https://www.instagram.com/_drwool/

 

Georgia “in fermento”, dunque: sotto la lente del reportage scorrono le abitudini e i gesti dei suoi abitanti, catturati al termine di una giornata di lavoro nei campi o per festeggiare l’inizio di una nuova stagione. In ogni momento di quotidianità georgiana, il vino è parte di un’armonia che lo lega alla campagna e i suoi ritmi. Attraverso questa sintonia i georgiani lavorano la vite, pressano l’uva e riempiono le anfore, prendendo parte a un processo millenario che tutt’oggi sopravvive nonostante il passare del tempo. «La filosofia dei contadini e degli artigiani che abbiamo incontrato – spiega Riccardo Lana – è rimasta coerente con le sue origini, specchiandosi in un vino che non vede alcun processo artificiale, non è filtrato, e si adatta a quello che clima e terra offrono e domandano. Perché è questo che la bevanda tradizionale rappresenta in Georgia: una simbiosi con il territorio da condividere con amici, conoscenti e completi sconosciuti. Non è infatti raro venire salutati dai locali mentre si percorrono le stradine dei piccoli villaggi rurali, così come non è raro che dopo un reciproco scambio di sorrisi ci si ritrovi a condividere del pane accompagnato da un paio di bicchieri colmi: l’ospite è un dono degli dei, e come tale viene trattato». L’ambiente rurale georgiano trova pero’ non poche difficoltà a ritrovare lo splendore dei suoi tempi migliori: nonostante decenni siano passati, il giogo del periodo sovietico fa ancora sentire il suo peso, molte tradizioni gastronomiche sono andate perdute e l’economia del Paese fatica a riprendersi. Le opportunità migliori dischiuse dalla produzione del vino non possono essere colte appieno.  «C’è chi continua a non arrendersi, consapevole che il passato della tradizione può vincere quello recente dei conflitti – aggiunge Riccardo Lana – Produttori e artigiani coltivano le loro origini promuovendo il valore della vite e del vino, esportandolo, insegnandone i segreti alle nuove  generazioni. Così anche i giovani sanno che riprendere in mano il proprio futuro significa onorare le proprie radici. Un desiderio di riscatto legato intimamente al fermento del vino».  

 

Info Riccardo Lana: https://www.instagram.com/_drwool/

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