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SALVIAMO IL CARDO DI FOSSA BOLOGNESE – MOSTRA FOTOGRAFICA

Archeologia orticola: DA DOMENICA 20 GENNAIO La mostra fotografica DI Fondazione Fico CHE LANCIA L’APPELLO PER LA BIODIVERSITA’: SALVIAMO IL CARDO DI FOSSA BOLOGNESE, LA STORICA PRODUZIONE DELLE CAMPAGNE DI PIANURA CHE SI STA ORMAI ESTINGUENDO, SUL TERRITORIO E’ RIMASTO un unico COLTIVATORE.

 

 

 

Difendere, preservare, recuperare un gioiello della biodiversità emiliana in estinzione: QUESTO L’OBIETTIVO DELLA MOSTRA CHE SI APRE DOMENICA 20 GENNAIO alle 12. CON I CURATORI Duccio Caccioni e Stefano Tartarini INTERVERRANNO Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico, e Alessandro Bonfiglioli, direttore generale di CAAB.

IL VERNISSAGE DELLA MOSTRA SI CHIUDERA’ CON UNA DEGUSTAZIONE D’AUTORE: APPUNTAMENTO alle 13 AL ristorante “IL teatro della carne” A FICO PER ASSAGGIARE un GUSTOSO piatto FIRMATO dallo chef ivan poletti: cardi di fossa con salsiccia di mora romagnola.  PER LE REDAZIONI GIORNALISTICHE: INVITO OMAGGIO ALLA DEGUSTAZIONE.

BOLOGNA – Il Cardo di Fossa Bolognese, storica produzione delle campagne di pianura destinata al consumo invernale, si sta definitivamente estinguendo: l’allarme è lanciato dalla Fondazione FICO attraverso la mostra fotografica “Archeologia orticola: il salvataggio del cardo di Fossa Bolognese” che si apre domenica 20 gennaio, alle 12, nell’area antistante alla sede della Fondazione, spazio 118 Eataly World. Ideata e curata da Duccio Caccioni, coordinatore scientifico di Fondazione Fico, con Stefano Tartarini, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari – Università di Bologna, la mostra vuole sensibilizzare sulla tutela e sul recupero di uno dei prodotti agricoli che hanno contribuito a impreziosire la biodiversità emiliana: la coltura del cardo di fossa, infatti, è oggi quasi del tutto scomparsa, resista un solo piccolo coltivatore: Pietro Frascaroli, il suo podere si trova appena fuori l’abitato a Trebbo di Reno a 10 Km. da Bologna.

Il percorso espositivo, organizzato con il sostegno di Agribologna, sarà visitabile con ingresso gratuito dal 20 gennaio al 20 febbraio, tutti i giorni dalle ore 10 alle 23. In mostra il pubblico troverà una ventina di preziose immagini storiche, scattate fra gli anni Settanta e gli anni Novanta, che documentano, nel tempo, le fasi di lavorazione del cardo di fossa bolognese, dalla selezione dei semi – che veniva direttamente curata dai contadini – alla vendita dei prodotti. Interverranno all’inaugurazione Andrea Segrè, presidente di Fondazione FICO e Alessandro Bonfiglioli, Segretario Generale della Fondazione. Il vernissage si concluderà con una degustazione d’autore: appuntamento alle 13 al ristorante “il Teatro della carne” a FICO per assaggiare un gustoso piatto gustoso firmato dallo chef Ivan Poletti: Cardi di fossa con Salsiccia di Mora romagnola.  Per le redazioni giornalistiche: invito omaggio alla degustazione, RSVP entro giovedi’ 17 gennaio scrivendo a press@fondazionefico.org.

Duccio Caccioni, ideatore dell’iniziativa, non è nuovo a queste imprese. Anni fa si è dedicato al “salvataggio” del carciofo violetto di San Luca, un prodotto di secolare tradizione che oggi può essere di nuovo consumato nelle case e nei ristoranti del territorio: «I bolognesi sembrano aver tralasciato buona parte delle proprie tradizioni agricole: oggi sono numerosissime le varietà scomparse, a partire dall’uva Angelica che veniva portata in omaggio al Papa in occasione del tempo di vendemmia; e così i pomodori Ricci, le zucchine chiare bolognesi – che venivano utilizzate per le zucchine ripiene. Per il Cardo di Fossa oggi è rimasto un solo custode della tradizione, e sono scomparsi i tanti produttori che si dedicavano a questa coltura nella pianura bolognese. La  mostra per questo rappresenta un vero e proprio progetto di biodiversità: vogliamo sensibilizzare intorno a tradizioni e sapori antichi che rischiano di sparire per sempre».

 

 

“Il ciclo produttivo iniziava in primavera con la semina in vivaio utilizzando semi di ecotipi locali autoprodotti in azienda”, spiega Stefano Tartarini, “Ogni orticoltore selezionava le proprie piante madri dalle quali raccogliere i semi per l’anno seguente. Dopo la semina, la coltivazione vera e propria continuava con il trapianto in pieno campo nel periodo estivo. La crescita del cardo continua per tutta l’estate e nel periodo autunnale (ottobre) si procedeva con due legature successive, in modo da raccogliere le lunghe foglie prima di procedere all’estirpazione delle piante prima dell’arrivo delle gelate. Le piante estirpate venivano poi posizionate erette, una vicina all’altra, all’interno di fosse nel terreno. Le condizioni ambientali all’interno delle fosse erano gli elementi fondamentali che caratterizzavano il processo di maturazione dei cardi di fossa. In particolare, le foglie più esterne di ogni pianta si deterioravano e marcivano determinando un aumento della temperatura all’interno della fossa che a sua volta favoriva l’imbiancamento e l’allungamento delle foglie più interne per effetto della mancanza di luce. Dopo un mese circa di permanenza all’interno delle fosse, i cardi erano pronti per la commercializzazione. Tutta la lavorazione in fossa, completamente manuale, credo sia stata il problema principale che ha contribuito alla sua quasi scomparsa.

 

 

La parte appetibile del cardo di fossa è quella costituita dalla costa carnosa delle foglie che viene fatta ‘imbiancare’ al buio all’interno di fosse scavate nel terreno. È proprio questa lavorazione particolare che conferisce al cardo di fossa delle caratteristiche uniche che rendono al tempo stesso la costa tenera, croccante e dolce. Tradizionalmente il cardo di fossa veniva consumato fresco (in pinzimonio) ma esistono anche ottime preparazioni dopo cottura.

 

Contatti: press@fondazionefico.org  cell 3922067895 www.fondazionefico.org