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FICO, Fabbrica di Conoscenza e Innovazione l’editoriale del presidente Andrea Segrè su Corriere di Bologna, 8 novembre

Fabbrica Italiana Contadina, ma anche Fabbrica di Conoscenza e Innovazione: l’acronimo FICO restituisce il senso della mission del Parco Agroalimentare più ampio del modo.

Vi proponiamo l’editoriale del presidente di Fondazione FICO, Andrea Segrè, che illustra le iniziative prodotte e gli obiettivi della Fondazione nata per veicolare i contenuti scientifici legati all’educazione alimentare e alla sostenibilità.

«Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza, ché se la merita», suggeriva Pellegrino Artusi. Negli ultimi 20 anni di studi, ricerche e progetti legati al cibo, ma anche e soprattutto alla sostenibilità agroalimentare, ad Artusi – ma anche ai suoi epigoni, Olindo Guerrini in primis – ho dedicato riflessioni e pubblicazioni, riverenze appunto, sino a proporre (nella prefazione del libro di Napoleone Neri “A tavola con il dottor Balanzone”) di candidare la Cultura gastronomica bolognese a “Patrimonio Culturale Immateriale Unesco”. Questo perché i presupposti sono consolidati: storici, culturali e scientifici, innanzitutto. Bologna: la ‘Grassa’ – nel senso di conviviale, ricca, stimolante, dai tempi di Plinio a oggi – e come ben sappiamo Bologna la ‘Dotta’, per la tradizione umanistica e scientifica che dona al cibo un valore aggiunto: quello di salutare e sostenibile. Il cibo del passato ma soprattutto quello “mediterraneo” e “medio” del futuro.  Conciliare la Grassa e la Dotta, proprio per questo, non è mai stato un problema. È semplicemente il portato di una cultura che non è, di per sé, quella dei “taglieri” avulsa da quella dei “saperi”, ma che percorre lo stomaco, il cuore e la testa dei commensali di questa città: per consapevoli “magnazze” (quelle menzionate da Paolo Formica nell’editoriale del 7 novembre) al passo con i tempi, con l’occhio al futuro. Verrebbe facile il nome di Robert Puglisi, grande star del “future food” votato a dialogare con le questioni del nostro tempo. Ricercatore a Stanford University, ha messo a punto squisiti burger vegani che potranno concorrere a risposte concrete sui temi globali della sottoalimentazione sul pianeta, conciliando tutto il gusto della carne e tutto il bene delle verdure. Lo abbiamo premiato a FICO tre settimane fa, riconoscendogli proprio il titolo di “City of Food Master” per le sue ricerche nell’ambito di Bologna Award 2018, invitando la città alla degustazione dei suoi burger (ottimi!). Tutta una magnazza (per citare l’editorialista Paolo Formica, Corriere di Bologna 7.11.2018)? Chiediamolo a Sunita Narain, direttore del CSE di New Delhi, il Centro per la Ricerca Scientifica e Ambientale che si occupa del cibo in rapporto all’impatto ambientale, alla salubrità e sostenibilità della produzione agricola. E’ una delle 100 più autorevoli figure del mondo secondo Time, sarà a FICO il primo dicembre per ritirare Bologna Award 2018 istituito da CAAB e Fondazione FICO. Leonardo Di Caprio l’ha coinvolta nel film che ha girato per sensbilizzare il mondo. Vogliamo restare in Italia? Parliamone con Dévelo, l’associazione di studenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano. Cosa “coltivano”? L’agroecologia, motivo della menzione speciale assegnata quest’anno sempre dal nostro Bologna Award. L’hanno esportata ad Haiti, formando i contadini afflitti dalla piaga delle aflatossine. Al pubblico di FICO, nell’arena centrale, hanno raccontato i loro progetti innovativi di produzione agroalimentare. Sono tre esempi, potrei continuare fino alla fine del giornale – lo evito, naturalmente. Perché Fondazione FICO, nata per promuovere e sostenere i contenuti scientifico divulgativi del Parco agroalimentare di Bologna, si appresta a  celebrare il primo anno dall’inaugurazione – in un’area, giova ricordarlo,  alimentata con l’energia ‘pulita’ di CAAB,  l’impianto fotovoltaico su tetto più vasto d’Europa.  A un anno dall’inaugurazione Fondazione FICO produce quotidianamente contenuti, progetti e percorsi legati alla sostenibilità e all’educazione alimentare: materiali di formazione che diventeranno accessibili a tutti grazie al nuovo canale webinar in fase di lancio con il Politecnico di Milano. In 12 mesi Fondazione FICO ha organizzato 250 eventi, offrendo oltre 500 ore di formazione gratuita con oltre 30mila presenze e con un network al quale afferiscono  oltre un centinaio di istituzioni, associazioni, enti e realtà legati alla promozione dell’educazione alimentare e dei valori del cibo: dalla FAO al Ministero dell’Ambiente, alle istituzioni del territorio: Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, ASL, Città Metropolitana, Camera di Commercio, Bologna Welcome, Università di Bologna e via via le realtà in prima linea per la promozione della sostenibilità alimentare, da Last Minute Market a Future Food Institute.  Un anno per posizionare Fondazione FICO fra le più influenti e autorevoli istituzioni legate alla divulgazione della sostenibilità: anche attraverso un riconoscimento internazionale, il Premio Bologna Award, che ha generato un festival legato alla sostenibilità alimentare. Bologna città del cibo, quindi, ma anche e soprattutto città del cibo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Per questo è importante e strategico che FICO diventi il punto baricentrico del sistema agroalimentare italiano, anche dal punto di vista della ricerca e della innovazione, inclusa quella imprenditoriale. Oltre ad essere, come si è dimostrata, un’area espositiva e divulgativa di grande attrattività. Sono pochi 3 milioni di visitatori in un anno? Andate a visitare il grande Museo Getty e la sua Fondazione, a Los Angeles. Si fregia con orgoglio dei suoi 2 milioni di visitatori annui. Ai quali apre le porte con ingresso libero, come FICO. Crediamo fermamente che la vera sfida di FICO, al di là dei dati economici, stia nel progetto di educazione alimentare alla base della nascita di FICO. Educazione alla sostenibilità, educazione al consumo, sostegno alla ricerca di criteri e strumenti innovativi sul piano agricolo e agroalimentare. Troppe parole, serve qualcosa di più fulmineo? Ce l’abbiamo. Davanti a Fondazione FICO è tuttora visitabile la mostra di Altan: lo spreco, idrico e alimentare, formato vignetta. Consiglio una visita, che potrebbe proseguire nel vicino Frutteto della Biodiversità, per conoscere i gemelli delle piante Patriarcali di 15 regioni italiane, simbolo del patrimonio più ‘biodiverso’ del mondo. Quello italiano, custodito a Bologna, a FICO. Tutta una magnazza? Parliamone dal 13 al 16 novembre, in occasione degli eventi dedicati al primo anno del Parco. Presenteremo il film di Movie Movie che racconta, tappa dopo tappa per la voce di Patrizio Roversi, come la città abbia rigenerato un asset pubblico – il mercato ortofrutticolo – attraverso la realizzazione di FICO. Ci confronteremo “Alla bolognese” sfogliando i capitoli del libro curato da Massimo Montanari per il Mulino. Ragioneremo di Dieta Mediterranea applicata alle tradizioni globali, nella Giornata Mondiale di questo stile di vita riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale. Basta? No, faremo tanto altro. Ma credo sia sufficiente per leggere l’acronimo FICO anche come Fabbrica dell’Innovazione e della Conoscenza.